Storia del Commodore VIC-20
Il VIC-20 fece ilsuo esordio nel giugno del 1980 al Computer Electronics Show ma la suaproduzione inizio' quasi per caso due anni prima. Commodore aveva progettato ecostruito il "Video Interface Chip 6560" [un processore grafico] peril mercato dei videogiochi, il quale stava iniziando a collassare.
Dopo aver constatato che risultavaimpossibile vendere il chip, la Commodore decise di sviluppare il VIC-20 comehome computer economico basato su questo processore e sulla CPU 6502, già largamente usata in casa Commodore. Tra l'iniziodel 1981, periodo in cui iniziarono le vendite del VIC-20, e i primi mesi del1985, in cui le linee di produzione del VIC-20 vennero smantellate, ne furonovenduti oltre due milioni e mezzo di esemplari, con un picco di produzione di9000 unita' al giorno. Fu il primo computer ad abbattere il limite del milionedi unità vendute.
Esistono documenti che indicano come ilVIC-20 avrebbe dovuto chiamarsi MicroPET, e in passato c'e' stato molto rumoreattorno al significato di quel "20", numero apparentemente privo di significato.Il responsabile esecutivo della Commodore USA per lo sviluppo del VIC-20,nonche' autore del famoso libro "The Home Computer Wars", Michael Tomczyk, ha spesso spiegato ilsignificato di "VIC-20":
"I nomi in Commodore cambiavanospesso. A volte noi presentavamo un computer ad un qualche convegno di computergiusto per vedere la reazione della gente, e continuavamo su quella strada solose essa era positiva. Avevamo un team di progettazione terrificante, che potevamettere assieme in sei, nove mesi un prototipo commerciabile, presentarlo ad unconvegno e decidere se metterlo in produzione. Ad esempio, il nome originaleche scelsi per il VIC-20 fu 'Commodore Spirit', perche' mi piaceva, maall'ultimo minuto i miei colleghi giapponesi mi informarono che la parola 'spirit'in giappone non ha il significato positivo che gli viene dato qui in occidente,ma piuttosto assume dei connotati negativi, come 'orribile', 'disgustoso'.Cosi' ripiegai sulla mia seconda scelta, ovvero 'VIC'. Siccome pero' VIC misuonava come un nome da camionista, decisi di aggiungergli un '20', unicamenteperche' '20' e' un numero 'amichevole', che suona bene. Fu una questionepuramente istintiva, ma del resto molte delle decisioni prese in quegli anni sibasavano unicamente sull'istinto."
Il VIC fu un altro importante computerCommodore. Prima di lui, erano stati prodotti il KIM1, per il mercatohobbistico, che fu il primo computer costruito su singola piastra, e il PET,per il mercato business, che fu il primo computer al mondo ad essere venduto completodi tutto lo stretto necessario. Come home computer, il VIC-20 vanta il primatodi essere stato il primo computer con grafica a colori venduto a meno di 300dollari. Esso era equipaggiato con un processore 6502, clock da 1Mhz, 8 Bitin tecnologia CSG / MOS. Con ottime prestazioni per l'epoca in termini digrafica, suono e colore, il VIC-20 rappresentava per Commodore il cavallo vincente.
Nonostante quanto sia stato detto inseguito, il VIC non era compatibile con il PET, in quanto le mappe dellamemoria erano differenti, e i comandi POKE e PEEK non potevano essere usatiallo stesso modo. Inoltre la risoluzione grafica (22 caratteri per il VIC, 40per il PET) permetteva di condividere solo pochi, rudimentali programmi Basic.Invece, il VIC.-20 era compatibile con la maggior parte delle perifiche delC=64.
Inizialmente Jack Tramiel, il presidentedelle Commodore, disse ai suoi ingegneri che potevano usare solo chip di memoriada 1k perche' la Commodore ne aveva un grosso quantitativo ed esse non potevanoessere usate in altri prodotti. Alla fine, il VIC-20 fu prodottocon 5.5Kb di RAM, 2K dei quali venivano usati dal sistema operativo edall'interprete Basic. Per poter sviluppare del software nello spazio restante,occorreva utilizzare il linguaggio macchina; siccome pero' 3.5k di memoria RAMnon erano sufficienti neppure per caricare un compilatore per linguaggiomacchina, i programmatori furono costretti a scrivere il linguaggio macchinamanualmente.
Per fortuna Commodore rilascio' prestodelle espansioni di memoria da 3K, 8K, e 16K e altre compagnie produssero anchedelle espansioni da 32K e 64K. Alcuni affermarono che utilizzando questecartucce di espansione la macchina veniva seriamente sottoalimentata, ma levendite furono sensazionali.
Prezzo a parte, i consumatori furonoattratti dal VIC-20 a causa della facilita' di uso e dell'ampia disponibilita'delle cartucce che contenevano programmi e giochi; inserisci e gioca, una sortadi "plug and play" ante litteram.
Un semplice e intuitivo Basic 2.0 venivacaricato all'accensione, e nessuna periferica era necessaria; un semplicetelevisore poteva essere usato come monitor. Un numero incalcolabile diprogrammatori iniziarono la loro carriera facendosi le ossa su di un VIC-20acquistato a Natale o ricevuto in regalo al compleanno, quando i corsi diinformatica erano ancora al di la' da venire, eccetto forse per pochi,sporadici casi.
La maggior parte delle persone venivaattratta dal molto parlare che ne veniva fatto, dalle immagini sulla scatolache promettevano la possibilita' di utilizzarlo per divertimento, per lavoro eper studio, e lo acquistavano senza in realta' sapere a cosa servisse, casodecisamente singolare nella storia del consumismo: un acquisto fatto a scatolachiusa, senza uno scopo preciso, e senza neppure conoscere esattamente lafunzione dell'oggetto acquistato.
Molte periferiche,come la stampante VIC 1515, il VICModem a 300 Baud, L'espansione CBM 1020, l'unita'a floppy VIC-1540, e naturalmente il famoso lettore acassette 1530 C2N, costruito in duediverse forme, fecero la loro comparsa sul mercato. Un VIC-20 equipaggiatocon la Terminal Cartridge e il VIC Modem era all’epoca uno dei pochi sistemi per accedere alle BBS e ad altrisistemi di informazione dell'era pre-internet, come CompuServe.
Diversamente dal PET, la Commodore nonprodusse mai dei chips ROM di upgrade al basic 4.0 per il VIC-20; tuttavia,come per il PET, la Commodore commercializzo' il VIC-20 in tutto il mondo pocotempo dopo il suo rilascio sul mercato statunitense e canadese.
Il VIC-20 fu commercializzato con nomidiversi in diverse parti del mondo; ad esempio in Germania fu conosciuto comeVC-20; copiando l'idea della VolksWagen, e facendo leva su sentimentinazionalisti, divenne il VolksComputer, ovvero il computer del popolo. Tuttavia, alcuni affermano che la siglaVIC, pronunciata in tedesco, suona in modo troppo similare al termine fuck,e che per questo motivo fu cambiata. In Giappone, il VIC-20 fu venduto comeVIC-1001 per decisione di Tony Tokai,responsabile del VIC-20 per il Giappone. Le spiegazioni date in merito allavicenda non sono mai state confermate o smentite dalla Commodore; MichaelTomczyk, la persona che piu' di tutte fu responsabile della nascita del VIC-20,affermo' che ogni manager territoriale era libero di decidere come megliocredeva del proprio mercato, richiedendo le modifiche al prodotto che ritenevapiu' adeguate; pertanto la decisione presa in Giappone non richiedetteparticolari spiegazioni in Commodore USA, e il VIC-20 divento' VIC-1001 inoriente.
Il VIC-20 fu dotato di tasti funzione dopoche Michael Tomczyk vide in Giappone il NEC PC-8001. Disse che non appena lovide, lo riconobbe subito come potenziale concorrente di mercato. Cosi' adotto'la strategia che descrisse come quella dell' "orso nel bosco”.
"Cosa fai, quando ti trovi a tu pertu con un grosso orso minaccioso nel bosco? Beh, prima di tutto ti levi lozaino di dosso e lo butti per terra. Mentre l'orso si ferma ad esaminarlo, tucorri piu' veloce che puoi, e ti metti in salvo. Bene, il nostro zaino fuproprio il VIC-20, e mentre la concorrenza si fermava ad esaminarlo (cosa cherichiese loro da 6 a 12 mesi), noi correvamo verso la realizzazione di uncomputer migliore, ovvero il Commodore 64."
Michael sapeva che i Giapponesi eranoconcorrenti temibili, ma con questa mossa riusci' a distaccare di parecchio iconcorrenti, tanto che il NEC non riusci' mai a penetrare davvero il mercatoamericano.
Diversamente dal PET, che veniva vendutosolo in negozi specializzati, il VIC-20 veniva venduto ovunque, dal negozio digiocattoli, al supermercato, al negozio di elettronica (parlare all'epoca dinegozi di informatica, forse, era un po' prematuro, almeno per come oggi siamoabituati a concepirli). La fine del 1982 vide l'inizio della fine. Il piu'costoso ma molto piu' potente e versatile Commodore 64 fu presentato sulmercato. Come il VIC-20, divenne presto molto popolare ancora prima della suareale comparsa, provocando un forte interesse nei consumatori, ansiosi di poter effettuare quello che oggi siamo abituati achiamare "upgrade". Certo, questo provoco' anche risentimento neiconfronti dei rivenditori che avevano immagazzinato grosse scorte di materialiriferiti al VIC-20, che naturalmente avevano iniziato a deprezzarsi dopo l'annunciodel Commodore 64.
Ad ogni modo, la produzione del C=64inizio', i prezzi del VIC-20 calarono, e nel 1984 fu chiaro che non c'era piu'motivo di mantenere le linee di produzione del venerabile VIC-20, smantellatepoi nel 1985.
Perche' il Commodore VIC-20 fuunico nel suo genere?
Sebbene i computer esistessero gia' datempo, il VIC-20 rappresento' un caso a parte nella mentalita' di massa. Finoad allora, i computer erano entita' coperte dal mistero, presenze esoterichespesso identificate come "cervelli elettronici", entita' pensantidegne dei libri e dei film di fantascienza. A che cosa esattamente servisse uncomputer era un mistero per tutti coloro che non rappresentavano la casta degli"addetti ai lavori".
Nel momento il cui il VIC-20 fucommercializzato, il suo prezzo, l'aggressiva campagna pubblicitaria, masoprattutto la curiosita' della gente nei confronti di quest'oggetto misteriosofecero si che persone comuni, senza alcuna nozione di informatica oelettronica, si portassero a casa questo computer, spesso corredato di unregistratore a cassette e magari una o due cartucce contenenti qualcheprogramma di gioco o didattico.
Il manuale, scritto apposta per insegnaread usare il VIC-20 a persone che non avevano non solo le conoscenze, ma spessoneppure il tipo di mentalita' normalmente richiesta a chi invece operavanormalmente su sistemi piu' complessi, guidava l'utente passo per passo in modosemplice ed intuitivo. Se le nozioni illustrate erano molto superficiali, vadetto che pero' consentivano di raggiungere risultati che per l'epoca avevanodello straordinario. Disegni colorati, suoni fantascientifici di astronavi chedecollano, e persino tre semplici giochi in basic arricchivano il manuale econsentivano all'utente di saltare a pie' pari quella sorta di rifiuto chetende a colpire le persone quando si trovano di fronte ad un problema difficilee nuovo. Fu forse questo che all'inizio spinse molti a voler andare a fondo ead imparare di piu' che i semplici comandi per caricare i giochi dallecassette, peraltro diffusissime ovunque, persino nelle edicole.
Riviste specializzate nascevano da ungiorno all'altro e contenevano, oltre ai soliti nastri con una infinita' digiochi (molto divertenti ma di poco o nullo contenuto educativo, dato che eranoscritti in linguaggio macchina), anche programmi Basic da copiare sul proprioVIC-20.
Con queste riviste spesso venivanopubblicati dei corsi in linguaggio Basic, alcuni molto semplici, altri ricchidi contenuti e spiegazioni. Molti programmatori di oggi scoprirono una passioneestrema per questo genere di lavoro. In realta' spesso non ci si rendevaneppure conto del fatto che l'arte della programmazione sarebbe diventata unaprofessione abbastanza comune negli anni a venire. All'epoca si trattava di unnuovissimo hobby; i programmi erano l'equivalente informatico dei modellini digaleone, dove al posto di legno, stoffa e colla venivano utilizzate istruzioniBasic.
Se il suo successore, il Commodore 64,entrò in molte case italiane, e quindidivenne un oggetto abbastanza comune, il VIC-20 era spesso meta dipellegrinaggio per amici e parenti che venivano talvolta apposta a vederequesto "cervello elettronico", i quali poi si dichiaravano spessodelusi dal suo "misero" aspetto, visto che i film erano solitipresentare un computer come un armadio zeppo di luci colorate e bobine dinastri in perenne rotazione.
Sebbene un numero minore di persone siricordino chiaramente del VIC-20 rispetto a coloro che ricordano invece ilCommodore 64, questo gioiellino vecchio di vent'anni e' rimasto nel cuore dimolte persone come quell'oggetto che ha fatto la differenza.
Cronologia del Commodore VIC-20
1978
Progettazione del chip VIC1 6560, intesocome chip da rivendere a produttori di videogames
Aprile 1980
Jack Tramiel annuncia ad un meeting distrategia a Londra che e' intenzione della Commodore di costruire un homecomputer da 300$
Giugno 1980
Presentato il VIC-1001 come primo computercon grafica a colori e suono ad un prezzo inferiore a 300$. Il computer verra'piu' tardi ribattezzato VIC-20
Gennaio/Febbraio 1981
I primi VIC-20 vengono consegnati airivenditori finali.
La Bally Arcade ottiene la licenzaCommodore per sviluppare i videogiochi che verranno introdotti nelle cartucceoriginali per il VIC-20.
Gennaio 1982
Il VIC Modem, una cartuccia con velocita'di connessione a 300 Baud, viene rilasciato ad un prezzo iniziale di 110dollari.
Autunno/Inverno 1982
Commodore annuncia la futura produzionedel Commodore 64
Fine 1982
750.000 VIC-20 sono stati consegnati dallaCommodore.
600.000 Apple II sono stati consegnatidalla Apple.
600.000 Timex/Sinclair 1000 sono staticonsegnati dalla Timex
575.000 TI 99/4 sono stati consegnatidalla Texas Instruments.
Gennaio 1983
Le vendite del VIC-20 superano il milionedi unita'.
13 Gennaio 1984
Commodore rivela i prototipi 264 e 364 eannuncia l'inizio della produzione del C=64 entro giugno; e' chiaro che ilVIC-20 sta per essere mandato in pensione.
15 Gennaio 1984
Il fondatore, CEO e profeta dellaCommodore Jack Tramiel, abbandona l'azienda con il piano segreto relativo all'acquisto della Atari, societa' cheall'epoca era pericolosamente vicina alla bancarotta.
Gennaio 1985
L'ultimo VIC viene prodotto e spedito,mentre Commodore annuncia il nuovo computer, C=128. La produzione complessivadel VIC-20 si attesta attorno ai due milioni e mezzo di unita'.
Nostalgico tributo al VIC-20
Andando indietro con i ricordi, possoaffermare con una discreta certezza che fu durante la meta' del 1984, che perla prima volta sentii parlare dell'acquisto di un computer come di unapossibilita' concreta. All'epoca avevo 16 anni, e la mia vita fluttuava trascuola, motorini, amici, ragazze, e TV, e una serie di sport ai quali midedicavo con alterni risultati e costanza.
Fu durante un pranzo in compagnia che unnostro amico e vicino di casa mi racconto' della sua intenzione di comprare uncomputer. A quell'epoca ero molto impallinato con l'elettronica, e il fatto chequesto signore lavorasse in una fabbrica di videogiochi lo trasformava in unasorta di magnete dal quale ero attratto. Aiutava molto anche il fatto che fossesimpatico e giovanile (in effetti era giovane, visto dalla prospettiva dellamia eta' attuale: aveva meno anni di quanti ne abbia io adesso). Ad ogni modo conme parlava parecchio, e si divertiva a spiegarmi quelle cose che sapeva miavrebbero interessato: principalmente diodi e semiconduttori.
Quando mi spiego' che il computer servivaanche per studiare, mi fece brillare una lampadina in testa: visti i mieirisultati scolastici (all'epoca studiavo ragioneria, e fluttuavo sempresull'orlo della bocciatura), mio padre era alla costante ricerca del modo difarmi impegnare negli studi.
Gli chiesi spiegazioni in merito; come siusa, cosa serve, "come si fa per", eccetera. Ho un ricordo moltopreciso di quel giorno; rammento perfettamente che si mantenne molto sul vago;vista in prospettiva, mi rendo conto che neppure lui, pur specialista di unsettore molto vicino, quello dei videogiochi, non aveva le idee completamentechiare in materia di home computer. A volerla dire in un altro modo, nessuno dinoi due sapeva bene che cosa se ne sarebbe fatto di un computer. L'unica cosachiara, era che avrei dovuto attendere che lo acquistasse per capirci qualcosain piu'.
Ad ogni modo, alcuni mesi più tardi, neltardo autunno dell'84, finalmente arrivo' il fatidico momento. Quando torno' acasa la sera, con le due scatole sotto braccio (il VIC-20 e il registratore acassette), io ero gia' a casa sua, ad attenderlo al varco; per sua sfortuna,abitavo tre piani sotto di lui...
Devo dire che fu una persona squisita; laprima ora di vita della macchina passo' con le mie dita sulla tastiera,ricopiando i programmi di prova del manuale. Da quella sera, al mio primoVIC-20 trascorsero circa un paio di mesi.
Mio zio, nonche' mio coetaneo, loacquisto' prima di Natale. Lavorando gia', disponeva di qualche risorsaeconomica in piu'. Io invece ero sempre squattrinato, e rimuginavo su comemettere assieme le 199.000 lire, prezzo dell'epoca.
Io e mio zio passavamo quasi sempre levacanze di Natale assieme, in montagna, e quell'anno ovviamente ci portammoanche il suo VIC-20. Il dramma era dovuto al fatto che, essendo privi delregistratore, prima di poter giocare dovevamo copiare i listati Basic deiprogrammi da qualche rivista...
Grazie ai regali di amici e parenti, dopoNatale possedevo le 190.000 lire necessarie (era sceso ulteriormente di prezzoperche' oramai la produzione era agli sgoccioli, e stava per essere soppiantatocompletamente dal piu' potente C=64) e quindi corsi in uno dei primi grossicentri commerciali dell'epoca, uscendone con una scatola sottobraccio e unsorriso da orecchio a orecchio.
Alcune settimane più tardi scrivevo già inBasic in modo abbastanza autonomo, salvo il fatto che il Basic Commodore era unmisto di accessi diretti ai registri di sistema (Poke e Peek), e quindi cio'che si riuscivo a fare in Basic puro era molto meno di quanto si poteva dedurredai poco comprensibili listati delle riviste (per non parlare dei giochi inlinguaggio macchina contenuti nelle cassette o nelle cartucce).
Ad ogni modo, non mi staccavo quasi maidalla tastiera, a discapito anche degli odiati studi di ragioneria.
Mio padre fu presto costretto a portarsiin ufficio il modulatore, apparecchio necessario per collegare il VIC-20 alla TV, nel vano tentativo di farmistudiare. Vano, perche tre piani sopra di me esisteva un altro VIC-20,inutilizzato nelle ore diurne (il proprietario era in ufficio), e all'epoca nonmi passava neppure per l'anticamera del cervello che il fatto di fiondarmi ognipomeriggio dalla moglie di qualcuno elemosinando un modulatore potesse esserefastidioso. La mia droga era quella, e un drogato non conosce limiti e non hafreni morali o inibitori…
Quando non potevo usare il VIC-20, Passavoogni minuto del mio tempo libero a scrivere listati in Basic su fogli di cartaa quadretti; a scuola, a casa, ovunque. Non riuscivo a smettere. Scrivevoprogrammi per qualunque cosa; giochi, programmi di calcolo, agende. In realta'era un divertimento fine a se'stesso; non e' mai capitato cheprovassi a ricopiarne uno sul VIC-20 e lanciarlo in esecuzione.
Quando ero davanti al computer acceso,scrivevo tutto cio' che mi veniva in mente sul momento. Quando vidi il film WARGAMES mi fiondai subito a casa per vedere cosa sarei riuscito a fare con il mioVIC-20. Architettai un primitivo sistema di login e di "intelligenzaartificiale" che riconoscesse le mie domande e fosse in grado di forniredelle adeguate risposte; tentativo presto fallito con un bel "?out of memory error".
Anche il mio tentativo di scrivere unMonopoli con il VIC-20 (per l'Apple II c'era il Melopoli) naufrago'tristemente nello stesso modo, ancoraprima di iniziare con il motore di gestione vero e proprio. Mi pare che lamemoria termino' mentre iniziavo a inserire le definizioni per "ViaVerdi"...
Insomma, quel piccolo affaruccio biancoiniziava a starmi stretto; forse pero' commisi l'errore di dirlo a voce alta, e"lui" decise che era giunto il momento di autopensionarsi e siguasto'. Lo smontai e lo buttai tra le mie schede elettroniche di recupero,gesto che quasi vent'anni dopo, col senno del poi, ho giudicato miope e privodi una certa sensibilita'. Ma del resto non potevo prevedere che con l'avventodel nuovo millennio sarei stato colto da una malattia chiamata Retrocomputing,nel mio caso una sorta di Commodorite particolarmente acuta che mi porto'dapprima a cercare un VIC-20 ancora funzionante, e che degenero' poi conl'acquisto in Italia e anche all’estero, talvolta a prezzi piu' alti del valore da nuovo, dei principalihome-computer Commodore dell'epoca: VIC-20, VC-20, C=64, C=128, C-16, C-116,Plus/4, Amiga, persino un CBM-3034, oltre naturalmente a svariate unita' disco,stampanti, monitor, modem, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Comunque, la soddisfazione più grande èstata quella di riuscire a recuperare il primo computer sulla cui tastieraappoggiai per la prima volta le dita: quel famoso Commodore VIC-20 che una serad'autunno del 1984 mi fece per la prima volta scoprire un nuovo mondo e checambio' letteralmente il corso della mia vita. Posso affermare con certezza chefu proprio in quella serata che scocco' la scintilla che avvio' il corso deglieventi futuri, dirottandomi verso gli studi informatici e facendo di me unprogrammatore invece di un triste ragioniere. Insomma, grazie VIC-20, hai fattola differenza in questi vent’anni. Toglierti dallo scaffale di una cantina esalvarti da una futura rottamazione, portandoti a casa con me e lasciandoti incompagnia di tuoi “cugini” PC migliaia di volte più potenti e veloci di te, mi pare il tributo minimo che tispetti.